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TocqueVille (e Calamity Jane) dal virtuale al reale
ATTENZIONE - POST MOLTO LUNGO - Persino le polemiche sorte in questi ultimi giorni, tra illustri esponenti della nostra comunità, intorno a un evento come il compleanno di TocqueVille, sono riuscite ad arrivarmi solo attraverso una eco lontana. E questo non solo e non tanto per il mio cagionevole stato di salute, per la mia reclusione informatica o per le pretese sempre crescenti del mondo reale nei confronti di quello virtuale. Ma perché vedere, vedere realmente quello che accade in TocqueVille da qualche mese a questa parte per me è sempre più difficile: a prescindere dall'interesse personale, dal tempo dedicato alla navigazione tra le sue pagine e dalla passione per le discussioni al suo interno.
TocqueVille non riesce più a parlare? Sembra il classico caso di overload informativo: troppa comunicazione uguale nessuna comunicazione. La reazione della comunità è la solita, più sentita da quando le sue dimensioni hanno superato l'ultimo quarto di migliaio: acrimonia verso gli aggregatori, colpevoli a prescindere di negare visibilità ai post del blogger di turno, lamentele rivolte al sindaco o direttamente alla redazione di Ideazione, e ipostatizzazione delle ragioni del contendere - traslate sul piano politico. L'alternativa - quella che personalmente ho preferito - è il disinteresse, la rinuncia a esplorare con costanza i contenuti e i confini della città.
Non sto dicendo che tutti i confronti dialettici in TV dipendano dalle difficoltà oggettive che il suo mirabile sviluppo comporta: pre fortuna c'è di meglio, e d'altro (come ci racconta questo bel post). Sostengo però che buona parte dei dissapori come quelli sorti di recente dipendano anche da un modello inadeguato a sostenere la realtà che TocqueVille è diventato, e che un intervento su questo modello potrebbe fare un po' di pulizia sulle reali ragioni del contendere, liberando spazio e energie per il confronto vero. Lanciare questo messaggio mi sembra a maggior ragione importante alla vigilia della nuova, importante occasione di incontro che si terrà in questo fine settimana.
Non siamo TocqueVillers solo, o soprattutto, perché miriamo a ricevere qualche visita in più quando il nostro post viene linkato nella prima pagina. A parte il fatto che ci sarebbero strumenti altrettanto efficaci per ottenere risultati analoghi, nessuno può realisticamente sperare che questo tipo di operazione regga allo sfondamento del tetto del migliaio. E non solo per le risorse che dovrebbero essere spese allo scopo di continuare ad assicurare questo risultato, ma per il vero problema di cui parlavo inizialmente: mostrare tutto equivale a non far vedere niente. Ciascuno di noi ha ormai il suo nuovero di blog preferiti ai quali fa riferimento, e che consulta a prescindere dalle preferenze degli aggregatori di TocqueVille. Il rischio del ripiegamento è sempre maggiore, dal momento che conoscere nuovi blog attraverso i post linkati diventa sempre più difficile, data la mole dei link.
In breve: è tempo che TocqueVille evolva mutando la sua fisionomia, da un aggregatore di blog - sempre più ingolfato e faticoso anche da seguire - a un network maturo, tanto nel mondo virtuale - nel quale soprattutto finora si è espresso - che in quello reale. E' tempo che il prodotto editoriale che siamo abituati a conoscere, affollato di post di ogni genere e specie (spesso accusato di dare spazio solo a certi generi e a certe specie) dimagrisca radicalmente, sacrificando decisamente la generosa attività di aggregazione che ha finora rappresentato la sua croce e delizia, per rinforzare piuttosto il profilo di un punto di riferimento online per la comunità liberale.
Questo significa conservare gli strumenti del network: un DB dei membri, una via facilitata alla consultazione dei loro blog, una serie di segni digitali distintivi; ma anche e sopratutto ampliare l'azione di TocqueVille come laboratorio politico "offline". C'è chi ripete la parola "think tank"; c'è chi ha già speso numerosi buoni suggerimenti per future iniziative; c'è chi ha addirittura un progetto strutturato. Chi doveva intendere ha inteso, e sta lavorando per voi. E soprattutto, niente di ciò verrebbe realmente messo in discussione da una HP costruita non più da duecento link, ma da venti link, da strumenti di contatto e conoscenza tra i blogger maggiori di quelli odierni, da un efficace aggiornamento sulle azioni intraprese dalla comunità nelle sue varie componenti. C'è tanto, troppo ancora da fare per appiattirsi a discutere dei post aggregati o non aggregati, rassegnandosi a una : ragazzi, raccogliamo le migliori energie che abbiamo già mostrato di possedere e diamoci - davvero - da fare.
E con questo arrivo alla seconda parte del titolo di questo post, e spero di chiudere. Come sapete, la mia sorella buona, alla quale devo l'esistenza e la resistenza, è da poco stata nominata direttore della Fondazione Ideazione. Di conseguenza, tutto quanto qui si dice comincia a sembrarle molto - troppo - frivolo, troppo "cazzaro", troppo poco costante e riflesso. Così medita da qualche tempo di farla finita con me, e di dare il buon esempio nel passaggio dal mondo virtuale a quello reale. Gli unici a poterla ancora persuadere del contrario siete voi. Naturalmente potete anche convincerla del tutto che fa benissimo, e in questo caso queste sarebbero le mie ultime volontà. A questo punto, cari TocqueVillers, a voi la scelta tra virtuale e reale.










